14-18 novembre 1943: la risposta nazifascista alla resistenza passiva

Il gruppo di Alfio Manciagli. Da destra: Alfio Manciagli, Gian Battista Padovani, Idalio Spotti, Sergio Caminata, Bruno Nassivera, Osvaldo Brioschi, Angelo Ventura, Franco Ghezzi, Mario Padovani, Giuseppe Pellegatta
(Fondo Franco Giannantoni, Varese).

14-18 novembre 1943: la risposta nazifascista alla resistenza passiva

La mobilitazione della Guardia di Frontiera contro la Banda non tardò: il 22 ottobre del’43 la Milizia arrestò  Antonio De Bortoli e Silvio Bracchetti, seguì poi l’azione militare di un ricognitore tedesco e l’arrivo a Rancio Valcuvia di duemila militari del XV reggimento di Polizia di Montagna coadiuvati da altre numerosi organismi; furono  immediatamente messe in atto ferree misure di polizia ed infine iniziò la manovra di studio della montagna. Il 14 novembre cominciarono i primi spostamenti. Agli attacchi i partigiani del Gruppo avevano risposto con notevole risolutezza. Alle sei del 15 novembre partì l’attacco finale tedesco con il bombardamento della ex Caserma Cadorna e il pozzo d’acqua, un altro gruppo di militi tedeschi si era occupato del San Martino passando dall’Alpe del San Michele e altri ancora si spostavano da Duno e da Mesenzana. Gli uomini di Croce si batterono con gran vivacità fra il Culmine e le “gallerie alte” ma furono costretti a retrocedere. La vetta fu affidata al sottotenente Alfio Manciagli: lo scontro si concluse con la fucilazione di dieci combattenti e la cattura di sei.