La manodopera civile nei cantieri militari

Lavori di sbancamento della montagna (La Guerra, Comando Supremo dell’Esercito, Raccolta del Reparto fotografico 1916-1918).

La manodopera civile nei cantieri militari

Il 29 maggio 1915 il Comando Supremo istituì il Segretariato Generale per gli Affari Civili cui fu affidato il compito di reclutare manodopera in tutte le regioni italiane da inviare nei cantieri aperti e da aprirsi sia in zona di guerra sia nelle retrovie. Il Segretariato predispose per gli operai da impiegarsi nei lavori militari il contratto-base che dava precise indicazioni circa il reclutamento degli uomini, il trasporto, il salario e l’orario di lavoro, il licenziamento, il rimpatrio, l’assicurazione contro gli infortuni. Il salario era fissato in centesimi e commisurato alla durata del lavoro, alle condizioni di disagio e di pericolo in cui ci si trovava a lavorare, alla professionalità e al rendimento individuali a seconda che il manovale fosse un ragazzo, una donna o un uomo. L’orario di lavoro quotidiano era compreso tra le 6 e le 12 ore, con turni diurni e notturni, per tutti i giorni della settimana. Era prevista anche l’assicurazione contro gli infortuni, che si verificavano con molta frequenza, prevalentemente tra gli operai più esposti ai pericoli come i minatori. Un caso a parte era rappresentato dal lavoro delle donne, che svolgevano mansioni diverse rispetto agli uomini e che erano tenute ad assolvere anche ai consueti impegni familiari prima di recarsi al cantiere e al rientro dal lavoro: ciò spinse il Segretariato Generale all’inizio del 1917 a legiferare specificamente anche in materia di impiego di manodopera femminile nei lavori militari.