L’occupazione nazifascista di Varese e della provincia

Albert Lange, segretario del Partito nazista di Varese, accoglie le truppe tedesche al loro arrivo a Varese. Lange, da anni residente in città, fu un prezioso collaboratore degli occupanti (Fondo Franco Giannantoni, Varese).

L’occupazione nazifascista di Varese e della provincia

La mattina del 12 settembre 1943 la città di Varese venne occupata da una Compagnia di SS al comando dello Scharführer Manfred Gauglitz. La resa fu immediata e senza condizioni alla presenza di Albert Lange, segretario del partito nazional-socialista di Varese. Fino alla fine di settembre la guardia tedesca della frontiera di Innsbruck con un centinaio di militari occupò la fascia di confine da Pino Lago Maggiore a Porto Ceresio per impedire la fuga degli ebrei giunti da tutta Italia e per contrastare la formazione di bande partigiane. Varese aveva subito l’immediata attenzione dell’ “Ufficio Centrale degli armamenti e della produzione bellica” che mise sotto controllo militare le “aziende protette” della zona. La città in un primo momento apparì debole dal punto di vista delle forze di resistenza. Le forze armate fasciste avevano cooperato allo sforzo dell’alleato sotto la spinta del Partito Repubblicano Fascista (Prf) e dei resti della IIX Legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (Mvsn) con l’istituzione di una Scuola Allievi Ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana (Gnr), dell’Ufficio Politico (Upi) e di una miriade di altre unità militari. Alla fine di settembre il Comando tedesco iniziò ad allarmarsi perché mentre al centro e al sud della provincia la situazione era apparsa normale, la fascia di confine mandava chiari segnali di rivolta. Gli informatori avevano riferito della presenza di bande armate che attuavano una propaganda “comunista” abbastanza attiva con l’istigazione alla violenza, al sabotaggio e alla guerriglia. In realtà per il momento si trattava di gruppi di militari sbandati che avevano scelto la via della montagna spinti dall’odio verso i nazisti e dall’amore per la Patria. Non c’era tra queste bande la forza per sferrare attacchi diretti ai tedeschi  e in tal caso sarebbero stati irrisori correndo il rischio di pesanti rappresaglie. La decisione dei gruppi rimase quindi sul piano dell’attesa degli Alleati. La soluzione migliore era quella di una “guerra regolare”, condotta da uomini addestrati, mentre per la lotta dei gruppi di azione patriottica, i GAP, avrebbe dovuto aspettare la primavera del ’44.